Vi racconto la storia di una ragazza che riflette molto prima di parlare. Dice spesso questa frase: “Ho paura di dire la cosa sbagliata”.
Elena ha 26 anni, frequenta l’università e lavora qualche pomeriggio in libreria. E’ una ragazza tranquilla, educata e attenta a come si comporta con gli altri.
Prima di intervenire in una conversazione tende a pensarci a lungo. Rilegge i messaggi prima di inviarli, prova mentalmente quello che vorrebbe dire e, a volte, cambia idea all’ultimo momento preferendo restare in silenzio.
Chi la conosce la descrive come una persona riservata. Quello che gli altri non vedono è quanto sia faticoso per lei sentirsi costantemente sotto osservazione.
Quando parla con qualcuno si chiede spesso se sta dicendo la cosa giusta. Ripensa alle parole usate, al tono della voce, all’espressione che aveva sul viso. Se una conversazione non va come sperava, può trascorrere ore a ripercorrerla nella sua mente.
Ha paura di sembrare fuori luogo, di risultare noiosa o di dire qualcosa che possa essere giudicato negativamente. Per questo motivo finisce spesso per controllarsi. Anche nelle situazioni più semplici, come una battuta tra amici, una risposta durante una lezione o un messaggio inviato con qualche minuto di ritardo.
Con il tempo inizia ad accorgersi che il problema non è soltanto la timidezza ma anche la sensazione costante di dover fare attenzione a ogni parola, come se un piccolo errore potesse cambiare il modo in cui gli altri la vedono. Questo poco per volta diventa stancante. Si sente meno spontanea, meno libera di esprimersi e, in alcuni momenti, persino distante da sé stessa.
E’ proprio da qui che può iniziare un lavoro psicologico.
Non dal tentativo di smettere di pensare, ma dal comprendere cosa accade quando emerge la paura del giudizio:
- Quali pensieri si attivano;
- Quali emozioni compaiono;
- Quali situazioni la mettono maggiormente in difficoltà;
- Cosa la porta a controllarsi così tanto.
Nel mio lavoro accompagno la persona a riconoscere questi passaggi e, con gradualità a costruire modi più autentici e meno faticosi di stare nelle relazioni.
Non si tratta di diventare più estroversa ma di sentirsi più libera di occupare il proprio spazio.
Se ti riconosci in questa storia e desideri comprendere meglio ciò che stai vivendo, puoi contattarmi per fissare un primo colloquio conoscitivo.
Il nome, la protagonista e la storia sono di fantasia. Le difficoltà descritte rappresentano situazioni che possono accomunare molte persone.
