Samanta ha 26 anni e lavora dietro al banco di salumi e formaggi in un supermercato. Le piace il suo lavoro, è precisa, attenta alla qualità dei prodotti e ci tiene a essere preparata; per questo segue regolarmente corsi HACCP e momenti di formazione per mantenersi aggiornata.
Nelle relazioni con le persone, però, Samanta si sente spesso impacciata. Fa fatica a mantenere a lungo il contatto visivo e tende a guardare negli occhi solo per il tempo che sente necessario. A volte balbetta, cammina in modo goffo e, quando ha la sensazione di essere osservata, l’agitazione aumenta e sente crescere l’ansia da prestazione.
Quando incontra qualcuno che reputa simpatico e che vorrebbe conoscere meglio, desidera parlare e trascorrere del tempo insieme, ma spesso non sa cosa dire. Cerca un argomento, pensa a qualcosa che possa mantenere viva la conversazione e qualche volta finisce per dire anche qualcosa che lei stessa considera sciocco, pur di evitare che arrivi il silenzio e che l’altra persona si allontani.
Altre volte prova ad avvicinarsi attraverso piccoli gesti: sorride, cerca brevemente lo sguardo oppure appoggia una mano sulla spalla della persona che ha accanto, per poi toglierla poco dopo nel timore di essere invadente o inappropriata. Quando non riesce a trovare il modo di comportarsi come vorrebbe, può avvertire brividi di caldo e di freddo, iniziare a sudare, sentire il battito accelerare e il respiro diventare più veloce, fino a percepirsi inadeguata, come se non fosse all’altezza della situazione.
Il silenzio è uno dei momenti che le pesa maggiormente. Samanta vorrebbe riuscire a parlare con più naturalezza e trovare con maggiore facilità degli argomenti quando desidera conoscere qualcuno, ma allo stesso tempo non vorrebbe sentirsi costretta a fare o dire continuamente qualcosa per trattenere le persone accanto a sé. Desidera sentirsi più sicura di sé e poter condividere anche un momento di silenzio, continuando a godersi la compagnia dell’altra persona senza vivere quel momento come qualcosa da riempire necessariamente.
È qui che può iniziare un percorso psicologico.
In una situazione simile, in un percorso psicologico si potrebbe lavorare su:
- Esplorare i pensieri che possono emergere quando ci si sente osservati o si teme di non sapere cosa dire;
- Comprendere quali emozioni accompagnano questi pensieri e quali comportamenti possono derivarne;
- Osservare cosa accade nei momenti di silenzio e quale significato viene attribuito al fatto che l’altra persona rimanga oppure si allontani;
- Esplorare il bisogno di fare o dire qualcosa per trattenere accanto a sé le persone che si desidera conoscere.
Tra i possibili obiettivi di un percorso psicologico potrebbero esserci:
- Sentirsi più sicuri nelle situazioni sociali;
- Riuscire a comunicare con maggiore spontaneità;
- Sostenere gradualmente il contatto visivo senza viverlo continuamente come una prestazione;
- Riuscire a iniziare e proseguire una conversazione quando si desidera conoscere qualcuno;
- Concedersi anche dei momenti di silenzio senza sentirsi obbligati a riempirli.
Tra i possibili benefici di un percorso psicologico possono esserci:
- Maggiore sicurezza nel proprio modo di stare con gli altri;
- Minore agitazione nelle situazioni in cui ci si sente osservati;
- Maggiore spontaneità nella comunicazione;
- Minore pressione nel dover trovare continuamente qualcosa da dire;
- Maggiore libertà di vivere la vicinanza di un’altra persona anche senza doverla intrattenere;
- Maggiore fiducia nella possibilità di costruire gradualmente nuove relazioni.
Se ti sei riconosciuta nella storia di Samanta e senti che qualcosa di simile sta accadendo anche nelle tue relazioni, possiamo parlarne insieme durante un primo colloquio conoscitivo.
Il nome, la protagonista e la storia sono di fantasia. Le difficoltà descritte rappresentano situazioni che possono accomunare molte persone.
