Martina ha 30 anni e lavora in ufficio come contabile. Vive da sola da qualche anno, è una persona affidabile, a cui gli altri si rivolgono spesso.
Dice spesso questa frase: “mi affeziono sempre più io”.
All’inizio cerca di andarci piano, di non esporsi troppo e di non dare tutto subito.
Poi succede sempre la stessa cosa: si coinvolge, pensa all’altra persona e si rende disponibile.
Dall’altra parte, invece, tutto resta più vago: messaggi a intermittenza, presenza altalenante, poche certezze.
Martina prova a non pensarci, a dirsi che è normale e che non deve esagerare, ma dentro sente crescere qualcosa: il bisogno di conferme, la paura di perdere l’altro e la sensazione di non essere abbastanza.
Così inizia ad adattarsi: aspetta, capisce, giustifica.
Finché si ritrova, ancora una volta, a stare in una relazione che la fa sentire sola.
E…
Il risultato è sempre lo stesso: sentirsi non scelta.
E’ proprio qui che può iniziare un lavoro psicologico.
Non dal colpevolizzarsi per “essersi affezionata troppo”, ma dal comprendere cosa la porta a entrare in questo tipo di dinamiche e a restarci anche quando sta male.
Nel mio lavoro accompagno la persona a:
- riconoscere questi schemi;
- osservare come si attivano nelle relazioni gli schemi;
- costruire, con gradualità, modi diversi di stare in contatto con l’altro senza perdersi.
Non si tratta di smettere di provare ma di iniziare a scegliere anche sé stessa.
Se ti riconosci in questa storia e desideri comprendere meglio ciò che stai vivendo, puoi contattarmi per fissare un primo colloquio conoscitivo.
Il nome, la protagonista e la storia sono di fantasia. Le difficoltà descritte rappresentano situazioni che possono accomunare molte persone.
