NON RIESCO A DIRE NO

Vi racconto la storia di una ragazza che fatica a mettere dei limiti. Dice spesso questa frase: “Non riesco a dire no”. Chiara ha 28 anni e lavora come educatrice in una comunità. E’ una persona attenta, disponibile, una di quelle su cui gli altri sanno di poter contare. Quando qualcuno le chiede qualcosa, la sua risposta è quasi sempre sì, anche se è stanca e avrebbe bisogno di fermarsi o sente, dentro, che non le va. All’inizio non ci fa troppo caso. Le sembra normale essere così. Le sembra giusto esserci, aiutare e non deludere. Poi, con il tempo, qualcosa cambia. Si ritrova a fare più di quanto vorrebbe. A dire sì anche dove vorrebbe fermarsi. A mettere gli altri davanti a sé, quasi senza accorgersene. E… Insieme a questo cresce una sensazione difficile da ignorare: Dire “no” le sembra impossibile. Ha paura di deludere, sembrare egoista ed essere vista in modo diverso. Così continua a dire “sì” e il risultato è sempre lo stesso: sentirsi in secondo piano. E’ proprio da qui che può iniziare un lavoro psicologico. Non dal forzarsi a dire “no”, ma dal comprendere cosa rende così difficile mettere dei limiti: Nel mio lavoro accompagno la persona a riconoscere questi passaggi e, con gradualità, a costruire modi più autentici di stare nella relazione, imparando a dire dei “no” senza sentirsi in colpa. Non si tratta di diventare un’altra persona ma di iniziare a dare spazio anche a sé. Se ti riconosci in questa storia e desideri comprendere meglio ciò che stai vivendo, puoi contattarmi per fissare un primo colloquio conoscitivo. Il nome, la protagonista e la storia sono di fantasia. Le difficoltà descritte rappresentano situazioni che possono accomunare molte persone.

MI AFFEZIONO SEMPRE PIU’ IO

Martina ha 30 anni e lavora in ufficio come contabile. Vive da sola da qualche anno, è una persona affidabile, a cui gli altri si rivolgono spesso. Dice spesso questa frase: “mi affeziono sempre più io”. All’inizio cerca di andarci piano, di non esporsi troppo e di non dare tutto subito. Poi succede sempre la stessa cosa: si coinvolge, pensa all’altra persona e si rende disponibile. Dall’altra parte, invece, tutto resta più vago: messaggi a intermittenza, presenza altalenante, poche certezze. Martina prova a non pensarci, a dirsi che è normale e che non deve esagerare, ma dentro sente crescere qualcosa: il bisogno di conferme, la paura di perdere l’altro e la sensazione di non essere abbastanza. Così inizia ad adattarsi: aspetta, capisce, giustifica. Finché si ritrova, ancora una volta, a stare in una relazione che la fa sentire sola. E… Il risultato è sempre lo stesso: sentirsi non scelta. E’ proprio qui che può iniziare un lavoro psicologico. Non dal colpevolizzarsi per “essersi affezionata troppo”, ma dal comprendere cosa la porta a entrare in questo tipo di dinamiche e a restarci anche quando sta male. Nel mio lavoro accompagno la persona a: Non si tratta di smettere di provare ma di iniziare a scegliere anche sé stessa. Se ti riconosci in questa storia e desideri comprendere meglio ciò che stai vivendo, puoi contattarmi per fissare un primo colloquio conoscitivo. Il nome, la protagonista e la storia sono di fantasia. Le difficoltà descritte rappresentano situazioni che possono accomunare molte persone.

NON MI SENTO A MIO AGIO DA NESSUNA PARTE

Vi racconto la storia di una ragazza che, nei contesti sociali, si sente spesso fuori posto. Dice questa frase: “Non mi sento a mio agio da nessuna parte”. Giovanna ha 27 anni e lavora come infermiera. Ha qualche amica e una vita che dall’esterno sembra normale. Eppure, ogni volta che entra in un contesto sociale, sente qualcosa chiudersi. In palestra evita lo sguardo degli altri. Al lavoro interviene solo se necessario. Quando è in gruppo, parla poco. Non è che non abbia nulla da dire. E’ che, nel momento in cui potrebbe dirlo, si blocca. Poi torna a casa e ripensa a tutto: E… Si chiede perché gli altri sembrano così spontanei, così sicuri e lei no. Nelle relazioni dà tanto e si affeziona facilmente, ma spesso si ritrova a sentirsi poco scelta, poco vista. Allora si trattiene ancora di più. Si espone meno. Il risultato è sempre lo stesso: sentirsi distante. E’ proprio da qui che può iniziare un lavoro psicologico. Non dal “devi cambiare”, ma dal comprendere cosa accade nei momenti in cui ti blocchi, osservando: Nel mio lavoro accompagno la persona a riconoscere questi passaggi, a dare un nome ai vissuti che spesso restano confusi e a costruire, con gradualità, piccoli modi nuovi di esporsi, comunicare e stare nelle relazioni. Non si tratta di diventare un’altra persona ma di sentirsi meno intrappolata nel giudizio, meno sola nella propria fatica e più libera di occupare il proprio spazio, un passo alla volta. Se ti riconosci in questa storia e desideri comprendere meglio ciò che stai vivendo, puoi contattarmi per fissare un primo colloquio conoscitivo. Il nome, la protagonista e la storia sono di fantasia. Le difficoltà descritte rappresentano situazioni che possono accomunare molte persone.